La risalita del getto atlantico

Dopo un mese di febbraio segnato da fasi atmosferiche particolarmente movimentate, lo scenario meteo sul Continente Europeo è cambiato in modo evidente. Non si tratta solo di mettere via cappotti e sciarpe, ma di una vera riorganizzazione della circolazione dell’aria su larga scala. Le correnti provenienti dall’Oceano Atlantico stanno modificando il loro percorso e le aree di bassa pressione vengono ora sospinte verso latitudini più settentrionali. In termini semplici, il getto atlantico si è spostato stabilmente più a nord.

 

Segnali di un consolidamento primaverile

I meteorologi osservano segnali chiari di questo cambiamento. Il flusso perturbato non attraversa più latitudini molto basse sfiorando zone come il Marocco, l’Algeria o il Sud d’Italia, ma si è posizionato decisamente più in alto. Allo stesso tempo il promontorio subtropicale, che per settimane era rimasto confinato verso le fasce tropicali, ha ripreso vigore estendendosi verso il Mediterraneo.

In questo contesto la Penisola Iberica e la Francia, duramente colpite nei mesi scorsi da piogge abbondanti e maltempo insistente, saranno le prime a beneficiare di una fase più stabile e soleggiata. Anche l’Italia di conseguenza rimarrà in gran parte al riparo dalle perturbazioni che continuano a transitare sull’Atlantico.

 

Lo spostamento dei fronti verso nord

Le più recenti mappe mostrano valori sempre più in linea con la primavera. Rispetto a poche settimane fa, la fascia dei fronti perturbati si è alzata di quasi mille chilometri. Se prima il maltempo coinvolgeva il Sud fino a raggiungere Malta, ora le precipitazioni si concentrano soprattutto sulle regioni settentrionali della nostra Penisola. Questo progressivo spostamento verso l’Europa Centrale è un segnale evidente del cambio di stagione.

 

Un clima più mite in tutto il continente

Le elaborazioni dei modelli indicano un aumento diffuso delle temperature in molte aree d’Europa. In Paesi come Spagna, Francia e Germania, così come nella parte centrale del Mar Mediterraneo, i valori possono stabilizzarsi oltre i 15°C e in diversi casi avvicinarsi ai 19°C, a seconda delle caratteristiche del territorio. L’inverno più rigido sembra quindi aver perso forza. La diffusione di anomalie termiche positive, indipendentemente dalla posizione del getto, rappresenta un chiaro segnale dell’avanzare della nuova stagione.

 

Il passaggio tra febbraio e marzo

Nel periodo compreso tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, i principali centri di calcolo intravedono un nuovo abbassamento della pressione sull’Europa Occidentale, mentre sulle aree orientali e settentrionali del continente si dovrebbe affermare un campo di pressione più alta. Una configurazione simile potrebbe favorire l’arrivo di correnti più umide verso il Nord Italia. Si tratterebbe di una dinamica coerente con un Vortice Polare debole e frammentato.

Al momento non emergono segnali concreti per un ritorno di un freddo intenso e persistente. Anche qualora si verificasse una fase più fredda, avrebbe con ogni probabilità durata limitata. Le giornate di gelo intenso che in gennaio hanno interessato alcune aree del Nord Italia appaiono difficili da riproporre, sia per l’aumento delle ore di luce sia per un assetto atmosferico europeo meno favorevole alle discese di aria artica verso le nostre latitudini.

 

Nord e Sud Italia a confronto

È comunque importante precisare un aspetto. Al Nord, in particolare sulla Pianura Padana, le condizioni invernali di gennaio sono spesso amplificate dalla presenza del cuscinetto d’aria fredda negli strati più bassi dell’atmosfera. Con l’avanzare di marzo e con un maggiore irraggiamento solare, questo elemento tende a venir meno. Di conseguenza eventuali irruzioni fredde risultano generalmente più attenuate rispetto a quelle del pieno inverno. In altre zone d’Italia, invece, un eventuale episodio freddo nel mese di marzo potrebbe localmente risultare anche più incisivo rispetto alle poche ondate di freddo registrate durante l’inverno appena trascorso.

È bene sottolineare che questa non è una previsione puntuale ma una considerazione di carattere climatologico. La possibilità di una forte ondata di gelo nel mese di marzo resta piuttosto bassa per le ragioni illustrate, anche se brevi parentesi dal sapore invernale non possono essere escluse.